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Le aggregazioni per riorganizzare la produzione

Il caso Elica SpA

di Giulia Ravaglia

Daniela Polizzi presenta sul Corriere della Sera un’intervista a Francesco Casoli, presidente e azionista di Elica, fondata a Fabriano da Ermanno Casoli, che nel 1972 stipulò il primo contratto di fornitura con la Philips. Nel 1978 l’azienda passa al figlio Francesco Casoli, che possiede il 52% attraverso la Holding Fan, con al suo fianco la sorella Cristina.

Oggi Elica è la multinazionale numero uno al mondo nella produzione di cappe aspiranti da cucina, producendone più di cinque milioni ogni anno. Dal 2006 è quotata in borsa, con un fatturato di 450 milioni, destinato a superare il mezzo miliardo nei conti che saranno approvati a marzo. L’azienda oltre a realizzare sistemi di aspirazione a marchio proprio, produce anche per conto di terzi, come: Scavolini, Lube e Febal. Inoltre, oggi Elica possiede sei stabilimenti tra Italia, Polonia, Messico e Cina.

A metà dicembre l’azienda prende la considerevole decisione di firmare l’intesa che ha bloccato 400 esuberi e la delocalizzazione produttiva negli impianti del gruppo in Polonia, che avrebbe portato alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Ma ora, i piani sono diversi e l’azienda intraprende un cambio di direzione, attraverso un nuovo progetto che ha come obiettivo, non solo quello di mantenere la produzione sul territorio italiano ma anche il suo ampliamento, con la conseguente creazione di un Hub nazionale per i prodotti di punta, quelli tecnologici e di design made in Italy.

Ma come è stato possibile intraprendere un cambio di direzione tale, e soprattutto per quale motivo?

Come Francesco Casoli sostiene nell’intervista, ciò è stato possibile “grazie ad un sistema territoriale che ha saputo fare squadra”, sembra partecipino aziende del territorio come Ariston, Fileni e che permetterà ad un centinaio di lavoratori, su base volontaria e incentivata, di trovare un nuovo percorso.  A marzo, quando è stata aperta la vertenza con l’annuncio di 400 esuberi era ancora in atto il blocco dei licenziamenti, per avere più tempo per trovare una decisione condivisa.

“La cosa più pericolosa per un’azienda, soprattutto per un’impresa familiare è entrare in un piano inclinato, quello in cui ci si accorge che giorno dopo giorno si perdono pezzi di competitività, piccole quote di mercato. È proprio in quel periodo che si rischia una crisi irreversibile, occorre prevenire e guardare a lungo termine”

È con queste parole che Francesco Casoli, sostiene un intervento di sistema per la sua azienda, con oltre 50 anni di storia, anche se Elica non chiude i bilanci in rosso. Un riassetto che, grazie a lavoratori, rappresentanze sindacali, del ministero dello sviluppo economico e della Confindustria locale, permetterà di restituire competitività e proiezione verso il futuro nell’area cooking.  Elica è una delle poche aziende produttrici di elettrodomestici nelle Marche e rappresenta il distretto più grande, questo è uno dei principali motivi che ha portato alla decisione di “scrivere un nuovo piano”.

Come investe e fa ricerca Elica

L’intervento di sistema: il progetto 

  • Rimarranno con sede a Fabriano l’head quarter e tutte le attività a valore aggiunto: ricerca, sviluppo e design
  • Rientreranno dalla Polonia parte della produzione di oltre 200 mila cappe e dello sviluppo produttivo di tutta la gamma Nikola Tesla
  • Lo stabilimento di Mergo sarà l’Hub del made in Italy innovativo che verrà esportato nel mondo
  • Le produzioni ad alto volume e più standard saranno realizzate nel sito polacco
  • Ogni anno il 3,5% del fatturato sarà investito in ricerca

Elica è il primo player in Europa, producendo per Vaillant, Bosch, Riello, Ariston, Miele, Whirlpool, Electrolux, Indesit e puntando sui loro marchi che valgono oltre il 50% dei ricavi dell’area cooking.

Inoltre:

  • I piani aspiranti Nikola Tesla rappresentano circa il 12% del fatturato dell’area cooking, con crescita del 40-50 % l’anno
  • 112 brevetti che hanno permesso di contrastare i concorrenti, come i piani di cottura a induzione e il sistema di aspirazione che lavora emettendo meno CO2
  • Nuove tecnologie per la divisione motori che vale il 15% del fatturato di gruppo e con la conseguente acquisizione della Marchigiana Electric Motor Company a metà anno

In conclusione

“Adesso le imprese devono avere coraggio. Non si può mettere la famiglia davanti all’azienda ma guardare piuttosto al disegno futuro e a quello che un’impresa può diventare”

Si conclude l’intervista con queste parole di Leonardo del Vecchio, riprese da Casoli, in cui rimarca quando sia importante per le imprese, in modo particolare per quelle familiari e alle nuove generazioni di imprenditori, riuscire a creare campioni mondiali, e crescere grazie alle aggregazioni, con l’aiuto della finanza, pur mantenendo il riconoscimento da parte del management per le famiglie.

FamilyBiz Il cambiamento tra tradizione e innovazione in un “delicato equilibrio” familiare

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