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L’innovazione e il welfare nel family business

Il caso di Masmec SpA

di Cinzia Ficco

È un’azienda ad alta tecnologia e profondamente integrata nel territorio e la curiosità di conoscerla è venuta persino al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che l’ha visitata durante un tour pugliese di sei mesi fa.

Parliamo della Masmec di Bari, un’impresa specializzata in robotica e meccatronica e attiva nei settori dell’automotive e del biomedicale – fondata nel 1988 da Michele Vinci – che non solo resiste con dignità alle sfide del mercato, ma è pronta a lanciarne di nuove, senza temere la concorrenza.

“Dalla nostra – afferma Vinci, 80 anni, ingegnere meccanico – abbiamo sia la capacità di diversificare le nostre offerte sia un gruppo manageriale brillante, guidato da mia figlia Daniela, 50 anni, una laurea in Economia e commercio, da circa dieci anni amministratrice delegata della società”.

Ma vediamo più da vicino questa realtà, che rappresenta un’eccellenza del Sud.

“La mia prima azienda si chiamava Diamec – racconta Vinci – e la creo nel 1979 a Bari con un mio amico, progettista meccanico. Investiamo sei milioni di lire, affittiamo una struttura con dieci tecnigrafi, semplici tavoli da disegno con squadre, e poi, quando l’attività comincia a prendere piede, ci trasferiamo in una sede più grande. Col passare del tempo, però, entrambi sentiamo il bisogno di autonomia e i nostri percorsi imprenditoriali si separano.

Michele Vinci, presidente dell'azienda pugliese Masmec Biomed

Michele Vinci, Presidente e fondatore Masmec SpA

Lei fonda la Masmec, che ha raggiunto grandi traguardi.

Beh, sì. Il più recente è stato il grande onore di ricevere la visita e l’apprezzamento del Presidente Draghi. Oggi la Masmec conta circa 300 dipendenti, in larghissima parte laureati in discipline tecnico-scientifiche, dall’ingegneria alla biologia. In molti si sono formati presso l’Università, il Politecnico e l’ITS della meccatronica di Bari, con i quali collaboriamo in modo stabile per coltivare e attrarre i talenti più brillanti. La Masmec si è ingrandita anche dal punto di vista fisico. La sede inziale era di duemila metri quadrati, che poi sono diventati cinquemila. Qualche anno fa abbiamo costruito una nuova struttura di tremila metri quadrati e oggi ne stiamo completando un’altra, che alla fine sarà estesa per quindicimila metri quadrati coperti.

In cosa è specializzata la Masmec?

Progettiamo e realizziamo sistemi automatici per assemblare e testare componenti automotive, che vanno da frizioni, pompe e iniettori, a trasmissioni, motori e batterie per i veicoli elettrici. Studiamo ogni sistema secondo le necessità del cliente e curiamo direttamente tutte le tappe del progetto, a partire dalla definizione delle specifiche fino alla messa in servizio del macchinario e all’assistenza post-vendita.

Ci faccia un esempio!

Un cliente deve produrre un determinato componente automobilistico, secondo una certa sequenza di fasi di assemblaggio e collaudo, in un certo tempo e in una certa quantità. Si rivolge a Masmec per ideare l’impianto che soddisfi quelle esigenze o, ancora più a monte, per definire insieme le caratteristiche del prodotto finale e del processo produttivo, soprattutto quando si tratta di componenti di ultima generazione.

Chi sono i vostri clienti?

Multinazionali dell’automotive, con stabilimenti in tutto il mondo, come Marelli, Stellantis, Valeo Siemens, BorgWarner.

Dal 2007 c’è anche l’impegno nel biomedicale.

Esatto. È cominciato con un progetto di ricerca, grazie al quale per la prima volta abbiamo applicato le nostre competenze al di fuori dell’automotive, e ora ha la forma di una divisione in cui lavorano circa 80 persone, con diversi background, per sviluppare dispositivi ad alta tecnologia che facilitino prevenzione, diagnosi e cura delle malattie.

Tipo?

Parliamo principalmente di due famiglie di prodotto. La prima consiste in sistemi di navigazione che forniscono ai medici un supporto visivo in tempo reale durante procedure interventistiche o chirurgiche, come biopsie, asportazioni di tumori, stabilizzazioni spinali. La seconda in macchinari per automatizzare i protocolli dei laboratori di biologia molecolare: ad esempio, per estrarre DNA e RNA (anche dai tamponi per la diagnosi di Covid 19) o per eseguire le fasi propedeutiche alla diagnosi di malattie genetiche.

Il fatturato della Masmec?

Oscilla fra i 30 e i 35 milioni di euro, di cui il 25 percento viene dal biomedicale.

L’innovazione e il welfare nel family business

Masmec SpA

Come è avvenuta la staffetta generazionale?

È stata graduale. Dopo la gavetta in azienda, mia figlia ha iniziato ad affiancarmi e a prendere decisioni, specialmente quando ero impegnato in Confindustria e avevo poco tempo per seguire l’azienda. Oggi è l’amministratrice delegata e si occupa soprattutto del versante automotive.

Che in questo momento non gode di ottima salute.

E sì, perché per il 2035 si prevede la fine della produzione di auto con motori endotermici, ma l’industria e il mercato sono attraversati da grandi incertezze, che si riflettono anche su aziende come la nostra.

Presidente, come si resta in piedi per tanti anni?

Innovazione, bisogna avere fiuto per quello che richiederà il mercato nel futuro e attrezzarsi. Noi abbiamo iniziato a investire in ricerca e sviluppo già dal 1996, ma abbiamo fatto dell’innovazione un principio trasversale, la linea guida di tutto il nostro lavoro. Ed ecco che abbiamo allargato le nostre competenze alla mobilità elettrica, integrato nei nostri processi le tecnologie digitali, puntato sull’alta tecnologia per ospedali e laboratori, costruito una rete di partnership con imprese, enti scientifici e formativi.

I vostri concorrenti?

Ce n’è qualcuno in Italia, ma la sfida si gioca sempre più sui mercati internazionali.

 
Se le dico Governo Draghi, Pnrr, Masmec e Sud cosa le viene in mente?

Fiducia, speranza, necessità di impegno per il rilancio del manifatturiero e per lo sviluppo economico e sociale in chiave sostenibile e duratura.

Il sogno nel cassetto dell’ingegnere e cavaliere del lavoro?

Mi auguro che quello che abbiamo seminato e curato finora continui a portare frutto, che l’azienda resti protagonista nel panorama tecnologico e industriale, ma anche in quello sociale. Mi riferisco alla responsabilità verso i dipendenti, le famiglie e la collettività.

Cosa significa per Masmec fare oggi impresa?

Significa cavalcare l’innovazione tecnologica per migliorare il lavoro e la salute, generare benessere anche per i dipendenti e le loro famiglie, partecipare all’ecosistema territoriale per favorire la formazione delle nuove generazioni, le iniziative culturali e sociali. Per questo motivo finanziamo borse di studio, offriamo lezioni e tirocini agli studenti, accogliamo i neolaureati agli inizi della carriera lavorativa, supportiamo enti e progetti a favore dell’inclusione e dell’arricchimento culturale.

Per l’innovazione e il welfare Masmec ha ricevuto diversi premi.

Abbiamo ricevuto il Premio nazionale per l’innovazione, il Premio “Imprese per Innovazione”, il Premio Orientagiovani, il titolo “Welfare Champion” nel Welfare Index PMI, per citarne alcuni. Sono fonte di orgoglio e  soddisfazione per tutte le persone che lavorano in azienda e un incoraggiamento a proseguire lungo questa strada, puntando a nuovi traguardi.

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