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24 Ottobre 2024 

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Tenute Piccini: «Ascoltare il passato per scrivere il futuro»

di Francesco Fravolini

Tenute Piccini riscopre l’importanza della terra che diventa la protagonista principale della storia dell’azienda. La passione per l’agricoltura comincia nel 1882 con Angiolo Piccini che, con i suoi sette ettari di vigna, battezza il primo vino. Quattro generazioni si sono succedute alla conduzione di Tenute Piccini, quattro modi di pensare al business, quattro visioni aziendali, quattro gestioni economiche di investimento. Durante questo periodo rimane sempre nel cuore la stessa filosofia aziendale della famiglia Piccini: «ascoltare il passato per scrivere il futuro». Attualmente sono Mario e Martina Piccini impegnati allo sviluppo e alla valorizzazione della tradizione di famiglia, mantenendo presente uno sguardo al futuro, caratteristica peculiare con la quale l’azienda diventa un brand internazionale. A Michelangelo Piccini, Responsabile vendite Italia delle Tenute Piccini, chiediamo di raccontare il passaggio generazionale, senza tralasciare di analizzare le sfide future.  

Su quali asset intende sviluppare l’azienda nel prossimo futuro?

La visione di medio termine prevede un relativo incremento degli investimenti sul comparto agricolo e sulle fasi di trasformazione delle uve. Ritengo sia essenziale tenere sempre a mente, nei nostri processi aziendali, che le radici del nostro lavoro affondano nella terra. Potenziare questo aspetto significa, pertanto, riconnetterci con la materia prima del nostro lavoro, ovvero la vite e il suo frutto.

Michelangelo e il padre Mario – Tenute Piccini

Come si caratterizza Tenute Piccini nel contesto economico?

Da cinque generazioni abbiamo fatto del dinamismo la nostra cifra stilistica. Ovviamente, per alimentare i nostri progetti e concretizzare le nostre visioni, si rende necessario reinvestire costantemente, nell’ottica di supportare lo sviluppo aziendale.

Prevede specifici obiettivi da raggiungere nel breve periodo?

Nell’immediato futuro continueremo a percorrere il cammino già intrapreso in tema di sostenibilità ambientale e sociale. A questo impegno si affianca la volontà di corroborare la nostra forza vendita sul territorio, continuando, inoltre, a partecipare a fiere ed eventi vinicoli.

l ruolo delle strategie da adottare per sviluppare l’azienda sui mercati internazionali e rilanciare il business dopo la pandemia del Covid-19?

Le conseguenze della diffusione del Covid-19 hanno cambiato le regole del gioco. Indubbiamente, la pandemia ha rappresentato uno dei banchi di prova più ardui per il recente passato della nostra azienda; ciononostante ne siamo usciti rispondendo alle avversità con flessibilità e programmazione. Essendo già presenti su un ampio ventaglio di mercati esteri, la nostra strategia si incentra sulla creazione di nuovi prodotti, da immettere sui principali circuiti di vendita nati durante la pandemia. È il caso, per esempio, della nostra linea ‘Costa Toscana’, pensata principalmente per il settore online, un canale che ha ricevuto, negli ultimi anni, una notevole impennata nel volume di vendite. Punto di partenza imprescindibile è l’immagine del brand e l’universo valoriale che riesce ad evocare nella mente del consumatore. Inoltre, negli ultimi anni, abbiamo sposato la causa di un’agricoltura biologica, attenta al rispetto della terra. Al giorno d’oggi i consumatori hanno sviluppato una forte coscienza sociale ed ambientale, con un occhio di riguardo verso le tematiche ecosostenibili. Il nostro impegno, in questo caso, è duplice: garantire un prodotto che incontri le nuove esigenze del mercato e contemporaneamente limitare quanto più possibile l’impatto ambientale.

Le criticità da affrontare?

Ovviamente si tratta di un percorso che presenta delle asperità lungo il tragitto. In primo luogo, è cruciale comprendere ed individuare i nuovi bisogni dei nostri consumatori e i cambiamenti nelle abitudini intercorsi a causa della pandemia. La diffusione del Covid-19, inoltre, ci ha indotto a guardare oltre l’orizzonte, diversificando ancora di più i canali di vendita tramite cui raggiungiamo il consumatore. Ad ogni modo, e qui prendo in prestito alcune parole di mio padre che condivido in pieno, dobbiamo sempre ricordarci che soprattutto nei momenti di crisi sono le persone a fare la differenza. Pertanto, anche in un periodo tutt’altro che roseo come quello che abbiamo vissuto, riteniamo che sia fondamentale investire nelle risorse umane. 

Le esportazioni in che misura influiscono sul bilancio economico-finanziario?

Abbiamo chiuso il 2021 registrando un fatturato di circa 100 milioni, il 68% del quale è stato generato dalle esportazioni condotte fuori dai confini nazionali.

Che ruolo assumono i giovani discendenti nella crescita del family business?

Ricevere questa eredità è senza dubbio uno stimolo ma anche un’enorme responsabilità. Ogni generazione, nel tempo, ha lasciato la sua impronta, il suo marchio di fabbrica. Io e le mie sorelle siamo entrati in punta di piedi, ma abbiamo tutta l’intenzione di lasciare il segno, come i nostri antenati hanno fatto prima di noi. In fondo, come diciamo sempre, a Piccini guardiamo in avanti, per tradizione. Le nostre nuove prospettive, unite all’esperienza di nostro padre, rappresentano un trampolino di lancio decisivo per il futuro della nostra azienda. La formula del successo di Tenute Piccini è racchiusa proprio in questa dinamica: ascoltare il passato per scrivere il nostro futuro. Ogni generazione della nostra famiglia ha sempre fatto tesoro degli insegnamenti passati, pur tracciando, in autonomia, nuove rotte. 

Le principali sfide affrontate dal passaggio generazionale? 

Una delle prime sfide che abbiamo affrontato, entrando in azienda, ha riguardato l’aspetto della comunicazione. Si rendeva necessario ripensare a 360 gradi l’impianto comunicativo, tenendo conto anche dei nuovi orizzonti aperti dal mondo del digital. Sull’onda di questo rinnovamento si è inserito, agli esordi del 2021, l’imponente rebranding del nostro Gruppo vinicolo. “Tenute Piccini” cambiava look in “Piccini 1882”, la nostra nuova casa madre che raccoglie le molte anime dell’azienda.

Quali sono le complessità gestite durante la continuità intra-generazionale?

Per fortuna, non ho dovuto fronteggiare nessuna complessità di questo tipo. L’unico scoglio iniziale – che tuttavia ho vissuto più come uno stimolo che come una difficoltà – è stato quello di costruirmi una credibilità agli occhi dei miei colleghi, guadagnandomi la loro fiducia. 

I progetti futuri dell’azienda?

La nostra vision è sempre stata chiara: essere il più autentico e identitario ambasciatore del vino italiano. Nell’immediato futuro, la nostra roadmap prevede, dunque, l’acquisizione e la presa in gestione di ulteriori vigneti, per poter rappresentare e divulgare ogni angolo dell’eccellenza italiana.

Come incide il cambiamento dei processi produttivi a seguito della pandemia del Covid-19?

Gli scossoni della pandemia hanno inciso profondamente sui processi produttivi, lasciando ancora degli strascichi. I costi dei materiali di confezionamento hanno infatti subito un aumento significativo e si mostrano suscettibili di ulteriori rincari in futuro. Barometro di queste oscillazioni è il costo dell’energia elettrica, complice lo spaventoso rialzo del prezzo del gas naturale, che alimenta la maggior parte delle centrali elettriche italiane.

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