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24 Ottobre 2024

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Toccare il fondo per risalire: dalla Pierucci mobili a Floema

Rilanciare il business di famiglia

di Tonj Ortoleva

Risorgere dalle ceneri. Colpita da un vasto incendio nel 2008, la Pierucci Mobili dell’omonima famiglia, non ha un percorso imprenditoriale facile. A risollevare le sorti della storica impresa è il discendente Mirco Pierucci che, richiamato dagli studi in Bocconi, torna nel pesarese e rilancia il proprio Family Business. Fonda così nel 2017 l’attuale Floema, che lo vede impegnato nel ruolo di CEO a soli 35 anni. Oggi, la risonanza del Gruppo si estende dagli Emirati Arabi fino agli USA, con la fabbricazione di arredi di design (anche di lusso) per abitazioni e uffici e un occhio sempre rivolto all’innovazione e ricerca tecnologica.

Da sempre nel mondo del mobile

Dalla Pierucci Mobili nel 1966 all’attuale Floema, l’azienda della famiglia Pierucci è stata sempre legata al mobile e al legno. Da Sassocorvaro, in provincia di Pesaro e Urbino, nasce l’impegno dei Pierucci. Da una falegnameria si passa a una azienda vera e propria di produzione di mobili per abitazioni e poi uffici.

Oggi una realtà nel mondo dell’interior design

Dal 2017 l’azienda di riferimento del Gruppo Pierucci prende il nome di Floema. La produzione rimane nelle Marche, ma la sede operativa sbarca a Roma. Alla guida, il CEO Mirco Pierucci, 35 anni, laureato alla Bocconi, che imprime una chiara filosofia aziendale: recuperare la tradizione del made in Italy e coniugarla con l’innovazione e la ricerca tecnologica. I materiali pregiati vengono costantemente studiati e modellati da giovani designer. Floema è oggi una delle aziende che cresce maggiormente anche nel settore del luxury.

La Floema Group è l’azienda che la vede oggi manager di riferimento. La sua famiglia è da sempre impegnata nel settore del mobile però, giusto?

Sì, la nostra è una lunga tradizione nel settore del mobile, dalle falegnamerie alla produzione di arredi per abitazioni e uffici. Proprio quella tradizione artigianale che oggi in Floema, coi prodotti di punta, miriamo a recuperare. Floema nasce nel 2017 ma la nostra storia prende il via nel 1966, dunque sono quasi sessant’anni.

Quando ha preso le redini dell’azienda?

Nel 2009, in un periodo non semplice per il gruppo di famiglia. L’anno prima un incendio aveva distrutto uno dei capannoni del gruppo. Un incidente che è costato, oltre alla perdita del sito anche quella dell’investimento sostenuto. Non nascondo che è stata una fase complessa. Lì sono stato chiamato io a entrare nella gestione dell’azienda. Studiavo ancora alla Bocconi.

Non deve essere stato semplice rilanciare l’azienda in quelle condizioni. Oltretutto era il 2008 e il 2009, anni passati alla storia per la grande crisi economica mondiale. Come si è mosso?

Abbiamo dovuto lavorare a una ristrutturazione molto faticosa e difficile. In pratica, è come se fossimo ripartiti da zero. I principi da cui ci siamo mossi sono comunque quelli che ancora oggi caratterizzano la nostra iniziativa industriale: design, componenti tecnologicamente avanzati, innovazione e internazionalizzazione. Si è trattato di un percorso lungo, quasi dieci anni, non sempre facili- li abbiamo affrontati dando sempre la solidità della nostra famiglia come punto di riferimento. Tradizione e qualità sono sempre apprezzati.

L’azienda prende il nome di Pvs e vi occupate soprattutto di forniture, giusto?

Ci siamo orientati sul tradizionale, fornendo prodotti di qualità per le realtà industriali della nostra zona, nelle Marche. Questo ci ha permesso di rilanciare l’azienda e di crescere costantemente.

E nel 2017 nasce Floema. Perché arriva questa scelta?

Floema è l’evoluzione di un percorso. Lavoriamo sempre con i mobili, che sono il nostro know how, ma lo facciamo concentrandoci in particolare su alcuni dettagli, come prodotti che migliorano la qualità acustica nelle abitazioni e negli uffici. L’obiettivo è sempre quello di investire nella ricerca, per trovare nuovi modi per essere creativi, diminuire i costi energetici ed incrementare l’efficienza del suono. Non è facile, ma è il percorso che abbiamo scelto. Floema Group nasce dall’integrazione di due aziende legate all’arredamento, con l’obiettivo di dare vita ad una nuova e rivoluzionaria concezione di design d’interni, completamente unica e senza precedenti, grazie alla professionalità dei suoi 55 impiegati. Abbiamo un reparto design e ricerca che è sempre in costante aggiornamento per dare ai clienti le soluzioni migliori. Il Gruppo attuale comprende due brand che, da anni, si dedicano con successo al settore Home Décor, combinando tradizione e innovazione, unitamente ad uno stile tutto italiano: Floema Panels e Cinova.

Dal 1966 a oggi, da Pierucci Mobili a Floema, cosa è cambiato nel vostro business familiare?

La nostra principale missione è produrre e progettare un ambiente stimolante per le persone e creare mobili capaci di porre l’individuo al centro dell’attenzione. Dal 1966 a oggi certamente abbiamo adeguato ai tempi la nostra produzione e la qualità dei prodotti. Ma di sicuro una costante esiste che poi è la nostra filosofia aziendale: ossia combinare la migliore qualità italiana e le competenze ottenute in anni di ricerche, con la volontà di perseguire costantemente innovazione e dinamicità. In questo senso, il nostro ultimo prodotto, il pannello fonoassorbente in Phonotamburato permette l’assorbimento acustico, riducendo il riverbero all’interno degli ambienti e l’isolamento , evitando che il suono esca al di fuori di una particolare stanza. Coi nostri pannelli e le nostre porte speriamo di migliorare le vita degli ambienti quotidiani in cui viviamo.

Floema nasce nel 2017, considerando i due anni di pandemia, possiamo definirla ancora una startup. Che difficoltà avete avuto per il Covid e poi ora con la guerra in Ucraina?

La pandemia ha rappresentato un periodo difficile per l’intera economia mondiale, non solo per noi. Io sono convinto però che le difficoltà siano anche utili per crescere e cercare nuove sfide. Con Floema abbiamo accelerato, durante la pandemia, il percorso di digitalizzazione, anche per quanto concerne le vendite ai clienti. E questo è anche uno dei prossimi impegni che il gruppo ha nel breve periodo. La guerra certamente sta creando difficoltà, tra materie prime e costi energetici. Il nostro gruppo ha consapevolmente scelto di restare in Italia e di produrre qui, perché il Made in Italy è un valore aggiunto. Ma non nascondiamoci che tanti hanno deciso di delocalizzare e produrre altrove, proprio i costi eccessivi in Italia. Non è che chi resta lo fa perché ha costi più bassi. Noi abbiamo un’idea, una filosofia ed è quella che mette al centro il lavoratore. Servono competenze diverse, oggi, per il mondo del lavoro. Speriamo in questo ci sia un miglioramento.

Ha parlato molto di internazionalizzazione. In quali Paesi notate maggiore sensibilità ai vostri prodotti?

Attualmente abbiamo un centro operativo a Budapest e siamo recentemente sbarcati a Dubai e nella penisola arabica in generale. Stiamo aprendo punti vendita anche a New York.

L’azienda Floema è sempre, totalmente in mano alla sua famiglia? O c’è spazio per altri investitori?

Attualmente il 100% delle azioni è della famiglia Pierucci. Ma non le nascondo che è mia intenzione aprire ad altri investitori. Tanto che già ci sono contatti in questo senso. La base è sempre la stessa: lavorare per recuperare l’eccellenza italiana nei mobili negli anni 80-90 che ci ha resi famosi nel mondo e coniugarla con l’innovazione e la ricerca continua. Questo è quel che il mercato chiede.

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