lunedì, Marzo 4, 2024

WORKSHOP FAMILY BUSINESS ARENA

Governance e Capitali per la crescita  

24 Ottobre 2024

Per informazioni

Diversificazione e tecnologia per evolvere il family business

Il caso di Persichetti Stampi Srl

di Annarita Cacciamani

Il caso Persichetti Stampi Srl

 

“You think, we make”. Voi pensate, noi creiamo. È il motto di Persichetti Stampi, azienda in provincia di Perugia che realizza stampi per materie plastiche. Fondata nel 1995 da Giancarlo Persichetti, l’impresa sta vivendo un momento di crescita ed espansione anche grazie alle energie portate dai figli Alessandro e Giacomo, entrati in azienda da alcuni anni.


Alessandro Persichetti, 28 anni ed una laurea magistrale in Amministrazione aziendale, ricopre il ruolo di account manager ed ha raccontato a FamilyBiz la sua visione. Sottolinea: «Non si può pensare semplicemente di apprendere certi meccanismi, farli propri e tenerli lì immobili. Serve un’evoluzione».

Alessandro, quando nasce Persichetti Stampi e di cosa si occupa? 

Mio padre ha dato inizio all’attività nel 1995 a Fratta Todina, un piccolo borgo umbro in provincia di Perugia, trasformando il garage di casa nostra in un’officina meccanica. Inizialmente, l’azienda progettava e realizzava solo stampi per materie plastiche. Qualche anno dopo mio padre e mia madre e si sono buttati nel mondo dello stampaggio ad iniezione, cominciando così a produrre componenti in plastica, attraverso gli stampi che già realizzavamo. Oggi, dopo quasi 28 anni di attività, abbiamo riunito il tutto in una nuova ed unica sede operativa di 5000 metri quadrati costruita nel 2014. È riduttivo dire che ci occupiamo semplicemente di stampi e stampaggio ad iniezione. Partendo dal nostro ufficio tecnico interno, eseguiamo l’analisi e l’industrializzazione del prodotto grazie a diversi software, dopodiché si passa in officina per la realizzazione dello stampo che poi collaudiamo nel reparto stampaggio, per concludere con la produzione in serie del componente.

Quando entra in azienda e quale ruolo ricopre?

Sono entrato in azienda ufficialmente nel 2020. Mio padre è sempre stato bravo a coinvolgerci più possibile nell’attività, fin da quando io e mio fratello eravamo adolescenti. Mi occupo della gestione aziendale. Passo molto tempo in amministrazione per ciò che concerne la contabilità e la burocrazia aziendale, ma intrattengo anche rapporti con clienti e fornitori, mi occupo di reperire e gestire le risorse umane, di stabilire e attuare le strategie a livello di comunicazione aziendale e di tenere sotto controllo e aggiornato il sistema di gestione della qualità. Credo che chiunque faccia parte di una piccola impresa familiare in Italia, dal titolare alla maggior parte dei dipendenti, possa dire difficilmente di ricoprire un singolo ruolo in azienda. La tendenza è quella di aiutarsi proprio come una grande famiglia e di condividere i diversi compiti nei vari reparti.

Come state gestendo o preparando il passaggio generazionale?

È un percorso lungo e con non poche difficoltà. È un percorso lungo e con non poche difficoltà. Mi sono scontrato con dei meccanismi interni che dopo 28 anni di attività non sono così facili da assimilare e rimodellare. Io non credo che ci sia un singolo modo per permettere il giusto cambiamento a livello generazionale, anche perché ogni attività è a sé. Chiunque subentri e ambisca a portare avanti ciò che è stato costruito in precedenza debba per forza metterci qualcosa del suo. Non si può pensare semplicemente di apprendere certi meccanismi, farli propri e tenerli lì immobili. Serve un’evoluzione. Faccio un esempio. Quando sono entrato ho chiesto a mio padre quale fosse la nostra strategia riguardo la ricerca di nuovi clienti sul mercato. Lui mi rispose che per quasi 30 anni eravamo riusciti a farci un nome semplicemente tramite il passaparola. Ho subito pensato che stessimo perdendo molte opportunità lavorative e che potevamo ambire ad espandere ancora di più il nostro business. Così, ho iniziato ad occuparmi anche di questa attività all’interno dell’azienda. 

Mio fratello Giacomo è il tecnico tra i due, si occupa della progettazione ed è più a contatto con i nostri reparti produttivi. Ci siamo sempre mossi su due strade distinte a partire dalla differente attitudine e dai diversi percorsi scolastici, per poi proseguire su binari distinti anche all’interno dell’azienda. Posso dire che ci completiamo. Insieme a mio padre, abbiamo continuato ad investire anno dopo anno in nuove tecnologie all’avanguardia, per migliorare ed ampliare i nostri servizi restando al passo coi tempi, ma anche in nuovi giovani talenti che con il tempo possano dare un contributo migliorativo al nostro modo di lavorare e che vadano a ricoprire ruoli utili a costruire una solida struttura aziendale. L’azienda migliore è quella che si muove da sola senza il bisogno di essere spinta da uno o pochi elementi all’interno di essa. Per fare questo serve una struttura aziendale forte, con compiti e responsabilità ben definite in base agli obiettivi che ci si pone di fronte.

Alessandro Persichetti

Quali strategie state adottando per rinnovare l’impresa di famiglia?

Un altro elemento che ci rende molto competitivi sia la nostra forza di adattarci ad ogni tipologia di settore. Siamo in grado, infatti, di progettare e realizzare componenti in plastica per prodotti appartenenti a qualunque settore, di qualsiasi materiale plastico, lotto, peso e dimensione. Diversificare ci ha dato negli anni benefici che giustificano certi sacrifici. Un altro elemento sul quale puntiamo è la formazione, sia nostra che dei nostri dipendenti. Cerchiamo di rimanere aggiornati il più possibile, per restare in linea con quello che chiede il mercato e in certi casi riuscire ad anticiparlo. In questo momento ci stiamo dedicando a delle nuove produzioni che verranno realizzate con delle bio-plastiche molto innovative. Per permettere questo passaggio è chiaro che la preparazione è un punto focale.

 

Avete mai preso in considerazione l’ipotesi di avviare nuovi progetti imprenditoriali, quali start up o nuove divisioni dell’azienda?

Per ora abbiamo solo collaborato come partner nell’industrializzazione e nella produzione di prodotti innovativi. In realtà, a me e mio fratello piacerebbe molto dare vita a qualcosa di nostro ed essere, per una volta, dalla parte dei produttori principali. Abbiamo qualche idea in mente, ogni tanto ne parliamo e lui riesce sempre a realizzare il progetto in poco tempo. 

 

Come sono suddivisi i compiti fra i componenti della famiglia? Avete redatto un “accordo di famiglia” che stabilisce le regole del gioco?

Nessun accordo scritto tra di noi, per ora non ne abbiamo sentito il bisogno. I diversi percorsi formativi hanno portato me e mio fratello a suddividerci, in maniera naturale, ciò che riguarda il lato amministrativo e gestionale da ciò che invece riguarda il lato più tecnico e operativo dell’attività. Mio padre è ancora al centro di tutto e ci guida molto bene, trasmettendo a noi la sua visione, la sua conoscenza, la sua passione e affidandoci pian piano nuove responsabilità al momento opportuno. Credo proprio che modi differenti di vedere un qualcosa aiutino il dialogo e ci permettano di migliorare determinati processi interni rimasti in stallo per anni, migliorandoli e adattandoli ai tempi che corrono.

 

Sono inseriti in azienda anche manager esterni alla famiglia? Quale contributo danno?

Abbiamo due figure in azienda che rappresentano un ponte di collegamento tra l’ufficio tecnico ed il reparto officina e tra l’ufficio di produzione ed il reparto stampaggio. Con la loro presenza ho visto cambiare in meglio molte dinamiche all’interno dei nostri reparti. Stiamo cercando di costruire una struttura interna forte, dove siano chiari ruoli, responsabilità e compiti. L’abilità di un imprenditore sta anche nel saper delegare e circondarsi di persone giuste, sfruttando al meglio le loro skills. È chiaro che ad un certo punto la presenza ed il supporto di figure manageriali all’interno di un’attività, diventino una necessità per permettere non solo di riuscire a mantenere un adeguato livello di controllo nei processi aziendali, ma anche di continuare a crescere verso l’obiettivo comune.

 

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