sabato, Giugno 15, 2024

I SALOTTI DI FAMILY BIZ

La Governance proprietaria, aziendale e familiare nei family business   

24 Ottobre 2024 - Grand Hotel Rimini 

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1000 anni di attività per 26 generazioni: continuità del business e della tradizione

Il caso di Campane Marinelli

di Valeria Vitale

Un’attività di famiglia che va avanti da ben 26 generazioni, attraverso la maestria nel conservare intatta la sua tradizione produttiva dal lontano Medioevo: si parla di Campane MarinelliPontificia Fonderia di Campane, la più antica Fonderia italiana, sita ad Agnone in provincia di Isernia, la cui primissima generazione risale addirittura al 1200, con Nicodemo Marinelli, e la cui prima campana, di cui si ha testimonianza, risale al 1300. Un family business ricco di valori che, nei suoi dieci secoli di vita, si sono mantenuti forti e inalterati grazie alla determinazione e alla perseveranza della famiglia Marinelli. Oggi l’azienda conta 15 dipendenti e ha un fatturato che si aggira intorno ai 500mila euro. Abbiamo intervistato uno dei due soci contitolari, appartenente alla 26esima generazione: il Comm. Armando Marinelli, 62 anni, che gestisce l’impresa con il fratello Pasquale.

Armando, ci parli innanzitutto delle peculiarità della sua azienda di famiglia.

 

Parliamo di un’azienda antica, legata al passato: tutto ciò che concerne il nostro lavoro, tutto quello che ci ruota intorno mentre lavoriamo, come anche tutto ciò che usiamo per lavorare, gli attrezzi, i materiali, persino i profumi che percepiamo nonché la manualità che ci contraddistingue, ci è stato trasmesso dai nostri genitori. E adesso noi stiamo facendo lo stesso con i nostri figli: d’altronde, 1000 anni di storia non si possono cancellare, nemmeno nel segno della modernità e di una presunta maggiore efficienza. Certo, le campane non funzionano più come una volta, si sono per così dire modernizzate e infatti sono programmabili e si muovono in maniera elettronica, a differenza di prima, però sono comunque sempre le stesse. Pensi che mio figlio Ettore è uno scultore, plasma l’argilla, crea monumenti, statue: lavora con le mani e noi, questa manualità, non desideriamo perderla ma anzi, tramandarla verso il futuro. Penso che sia nostro dovere: per me cervello, cuore e mani lavorano e hanno sempre lavorato all’unisono e non vorrei mai che tutto questo si perdesse per lasciar spazio a macchinari moderni. Ritengo che questa attenzione all’abilità manuale possa rappresentare un elemento di salvaguardia dello spirito creativo e ingegnoso degli italiani. I prodotti manifatturieri italiani sono straordinari e non possiamo perdere queste straordinarie capacità meccanizzando tutto.

Quali sono stati i momenti più difficili degli ultimi anni e quali le maggiori soddisfazioni?

Prima della pandemia, esportavamo maggiormente i nostri prodotti all’estero- le nostre campane erano richiestissime. Alcuni luoghi nel mondo stavano crescendo a livello cristiano, tipo la Tanzania, dove avremmo dovuto recarci per un progetto che prevedeva la costruzione di 200 chiese nuove: questo è un esempio del fatto che purtroppo la pandemia ha bloccato tutto e il nostro fatturato estero è calato molto. Ma ora dobbiamo guardare avanti e rimetterci in moto. La campana non è certo un oggetto comune, ma un oggetto particolare che prevede una lavorazione antica ben precisa e molto richiesta dai nostri clienti: finché la clientela vorrà una lavorazione di questo tipo, particolare, originale, personalizzata, noi continueremo a lavorare così. Non forniamo prodotti in velocità, ma curiamo i dettagli, per far sì che la nostra maestria e tradizione si rifletta nella campana che poi consegniamo ai nostri clienti. Molti di loro addirittura non ci pongono limiti di tempo, quel che importa loro è il risultato finale, e nondimeno lo stesso processo creativo, che spesso diventa esso stesso una sorta di “calamita”, una fonte di attrazione e fascino. Essere così legati al passato, paradossalmente ci ha messi nelle condizioni di diventare in un certo senso moderni, e di questo ci siamo accorti grazie al nostro Museo Storico della Campana “Giovanni Paolo II”, attiguo alla Fonderia: l’affluenza è enorme, conseguente alla curiosità che abbiamo creato con il nostro lavoro di antica tradizione. Una grande soddisfazione, come quella avuta nel 1924 quando Pio XI ci concesse di innalzare lo Stemma Pontificio sulla Fonderia: l’anno prossimo festeggeremo i 100 anni da questa ricorrenza.

Armando e Pasquale Marinelli

Come pensa che possa coniugarsi la vostra attività con il tempo che passa? Ha mai pensato ad eventuali difficoltà future?

Prima o poi i nostri figli dovranno sicuramente adeguare l’attività ai tempi, spero senza mai perdere “l’anima” tradizionale e creativa che ci ha sempre contraddistinto. Io ho tre figli maschi, mio fratello ha una femmina e un maschio. Devo dire che l’angoscia maggiore è stata sempre quella di perdere l’attività, di non poterla proseguire: è un mestiere particolare che speriamo si continui a fare in futuro. Per ovviare a questa incertezza e preoccupazione, abbiamo diversificato l’attività in vari settori: il museo, la parte artistica, la parte meccanica, quella elettrica, elettronica… quel che è certo è che qualcosa faremo! Non rimarremo fermi.

 

In che fase si trova l’impresa ad oggi? 

Siamo sempre in una fase di sviluppo, con lo sviluppo di settori inerenti alla nostra attività, che non si discostano molto dal nostro core business, nella prospettiva di ampliarli e diversificarli.

 

Vi siete dotati di un sistema di norme, o di un regolamento interno alla famiglia, o ancora, di un piano strategico di gestione dell’attività?

A differenza delle grandi industrie, per noi non esistono la pianificazione e nemmeno le “strategie”. Penso che noi attuiamo strategie giorno per giorno, in base al lavoro da realizzare, senza nemmeno pensare che siano strategie. La verità è che per noi è tutto sempre in divenire, e se ci dessimo delle norme o dei programmi, salterebbero molto spesso. Come azienda artigianale non ci si può paragonare alla grande industria: il nostro non è un lavoro costante o ripetitivo, nulla per noi è ripetitivo, e i nostri prodotti infatti sono sempre unici, non ce n’è mai uno uguale all’altro, già soltanto perché realizzati ad esempio in due momenti diversi.

 

Parliamo di sfide: cosa ci può dire?

Le sfide ci sono sempre: la prima è essere all’altezza del nostro passato e superarlo, tramandando e migliorando quindi quello che hanno fatto i nostri genitori. Un’altra sfida è poter stare al passo con i tempi, anche accettando delle proposte di collaborazione con alcuni scultori che ci hanno contattato. Amiamo fare grandi progetti e accogliere le sfide che ci si presentano. Non ci annoiamo mai.

 

C’è qualche nuovo progetto in vista?

Stiamo entrando sempre più nel mondo del commercio in rete attraverso e per noi è una novità. Per il resto, non vogliamo per il momento distrarci dal core business e disperderci: l’obiettivo è di stare sempre qui e da qui, far partire per tutto il mondo il nostro prodotto.

 

Avete seguito qualche strategia nel tempo per la valorizzazione del vostro brand?

Da anni abbiamo come obiettivo la valorizzazione della nostra immagine: qualsiasi cosa facciamo, questo aspetto rappresenta un punto centrale per noi e non ci siamo mai tirati indietro davanti a nuove modalità di promozione. Siamo stati anche in vari programmi radiofonici e televisivi, però adesso stiamo considerando un nuovo “tassello” ancora mancante: stiamo pensando infatti seriamente a un progetto nuovo che sia in grado di divulgare in una maniera diversa l’immagine delle nostre campane, magari anche attraverso qualche altro nostro prodotto legato al mondo del bronzo e dei metalli non ferrosi.

 

Obiettivi a medio/lungo termine?

Senz’altro un obiettivo è far aumentare di nuovo le quote del nostro fatturato estero. E poi, più che altro io avrei un vero e proprio sogno nel cassetto: qualche tempo fa c’è stato un convegno nella nostra zona, e mi ha colpito una ricercatrice della Nasa che ha spiegato che presto ci sarà un villaggio sulla luna. Ho pensato subito che ogni villaggio che si rispetti ha un campanile con una campana… dunque perché non mettere una nostra campana sulla luna?

 

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